Palermo, 1801. La notte del primo gennaio, un prete di sessant'anni sta catalogando stelle. Sta cercando la posizione della costellazione del Toro quando nota un puntino che pensa non dovrebbe esserci, colorato come Giove ma troppo piccolo per esserlo. La notte dopo lo cerca di nuovo. Si è spostato. Lo osserva e ne annota la posizione per quarantuno notti, marcando un arco di appena tre gradi di cielo. Poi lo perde, dietro il bagliore del Sole.
Quel prete si chiamava Giuseppe Piazzi e dirigeva l'Osservatorio Astronomico di Palermo, che fondò lui stesso undici anni prima. Quel puntino oggi si chiama Cerere, il primo asteroide mai identificato. Cerere riapparirà mesi dopo agli occhi di Piazzi.
L'ingegno arriva dove un telescopio non vede ancora
A questo punto la storia lascia Palermo e va a Braunschweig, in Germania, da un ventiquattrenne molto bravo a fare i calcoli, se avete un po' di dimestichezza in campo matematico lo conoscete... Carl Friedrich Gauss. Piazzi gli porta i suoi quarantuno giorni di osservazioni, appena poche decine di punti su un arco minuscolo e Gauss ci costruisce sopra un metodo nuovo per determinare un'orbita completa da dati incompleti e rumorosi. Non estrapolazione a spanne: un sistema che diventerà la base dei minimi quadrati, uno degli strumenti più usati ancora oggi in statistica e in machine learning quando serve stimare un parametro da osservazioni parziali.
Il 31 dicembre 1801, l'astronomo Franz Xaver von Zach punta il telescopio esattamente dove il calcolo di Gauss dice di guardare. Cerere è lì.

Con pochi dati sporchi ma con un metodo matematico per trasformarli in una previsione affidabile, Piazzi, nel 1801, da Palermo scopre Cerere.
Un osservatorio fondato ante litteram da chi voleva costruire in Sicilia
Piazzi non era siciliano. Nato in Valtellina, arrivato a Palermo per insegnare matematica e finito a costruire da zero il primo osservatorio astronomico d'Italia. Gli strumenti arrivavano da Londra su una nave che rischiava di affondare. Malgrado questo, li fece funzionare, catalogò settemila stelle prima ancora di inciampare in Cerere e la scoperta più importante dell'astronomia italiana dell'Ottocento porta l'indirizzo di Palermo scritto sopra.
Piazzi non ha avuto bisogno di nascere in Sicilia per fondare l'infrastruttura scientifica più avanzata dell'isola. Gli è bastato deciderlo.
Il pianeta si è trovato, l'osservatorio si è perso
Cerere si è ritrovata. L'osservatorio di Palermo, dopo Piazzi, ha faticato a restare al centro dell'astronomia mondiale come lo era stato per quei pochi anni. L'infrastruttura tecnica c'era, il talento pure. Quello che si è disperso in fretta è stata la rete internazionale che per un momento aveva collegato un telescopio a Palermo con un calcolo a Braunschweig e i calcoli col resto d'Europa.
Il pianeta lo si è ritrovato in fretta perché la rete in quel momento, aveva funzionato. Tenerla in piedi dopo è un altro mestiere. Ed è quello su cui la Sicilia continua a incespicare, allora come oggi.